NSC - Notizie storico critiche
Il canto sardo accompagnato con la chitarra, #cantu a chiterra#, è un genere musicale che si afferma agli inizi del XX secolo, all’interno della dimensione conviviale dei gruppi e compagnie di amici che si ritrovano nelle cantine, bettole, taverne o stazzi per intonare versi e strofe in #limba sarda# (lingua sarda), in risposta alle forme di musica allora in voga oltre Tirreno. Questa particolare monodia, tipica della tradizione etnomusicale sarda, originariamente veniva accompagnata da una chitarra e, solo di recente, si è pensato di innestarvi anche la fisarmonica, forse per rafforzare il tessuto armonico nelle esibizioni dei vari brani musicali. Il repertorio dei cosiddetti canti #a chitarra# detiene forti caratteristiche identitarie e le sub-regioni interessate sono: Logudoro, Goceano, Planargia, Gallura. La struttura performante del repertorio si articola in un serrato confronto canoro, che trova consenso ormai solo sui palchi delle feste patronali. Insieme alle gare dei poeti improvvisatori, cioè coloro che compongono all'impronta un testo cantilenato, formano gli elementi caratteristici delle feste popolari del nord Sardegna. Queste due simili tipologie di oralità artistica tracciano un quadro del sistema musicale autoctono i cui punti focali sono: il canto a quattro voci o #a chitarra#, la poesia, e la danza. Le gare di #cantu a chiterra# sono delle autentiche dispute praticate da due o tre #cantadores# (cantanti) dal timbro tenorile o baritonale, in grado di passare al falsetto e di elaborare fioriture vocali. Ogni #cantadore# interpreta il medesimo brano e la sfida consiste nell'esporre tutto il campionario di varianti, gorgheggi e vocalizzi che ogni cantore riesce ad esprimere nel pieno rispetto ritmico, della metrica e della tonalità del brano musicale, preso come termine di paragone fra gli esecutori. All’interno dei canti #a chitarra# troviamo diversi motivi tematici, dei quali i più diffusi sono: #Canto in Re#, #Muttos#, #Filongiana#, #Corsicana#. Nel #Canto in Re# avviene il cambio dell’accordatura, portandola circa un intervallo di quarta sotto. Spetta quindi al chitarrista il compito di costruire un tappeto ritmico-armonico, dal quale sgorga talvolta cristallina o cupa la voce del #cantadore#. Inoltre, è sempre il suono della chitarra a suggerire le variazioni di tempo e definisce il centro tonale sul quale aprire e chiudere un brano. Nella seconda metà del ‘900, si diffondono nell'isola delle chitarre con casse armoniche più ampie degli strumenti più classici di derivazione spagnola, una sorta di chitarra baritono, ricca di timbriche medio-basse. Per costruire al meglio l'architettura compositiva di questi brani, la tecnica strumentale del chitarrista deve essere duttile: con l'utilizzo del plettro o, più raramente, con l'arpeggio, marcando il suono dei bordoni con il pollice. Il carattere “formulaico” dell’assemblaggio delle rime nei #Muttos# (motivi) risiede nel fitto gioco delle rime e delle assonanze. Essi sono canti delle schermaglie d'amore, bonariamente ironici. Il nome del canto #Filugnana# (filatrice) rivela l’attività di cardatura e filatura della lana. E’ un canto che celebra e ricorda non soltanto la figura della filatrice, ma anche il legame del canto sardo con l’universo femminile in ambito domestico e privato, che gli interpreti maschili hanno reso pubblico trasformandolo e imprimendogli una spinta di creatività vocale. La presenza femminile, pur essendo sporadica nel canto con chitarra rimane particolarmente significativa in Sardegna, grazie a delle interpreti della statura artistica di Maria Teresa Cau, Maria Carta e, più recentemente, Elena Ledda. L'invenzione della struggente melodia della #Corsicana# viene generalmente attribuita al cantore logudorese Ciccheddu Mannoni (Luogosanto 1899-1978), adattando questo modulo melodico-armonico da un canto della vicina Corsica.