R19 - 262

CD CODICI
TSK Tipo Scheda BDI
LIR Livello ricerca P
NCT CODICE UNIVOCO
NCTR Codice regione R19
NCTN Numero catalogo scheda 262
ESC Ente schedatore ICCD
ECP Ente competente S86
AC ALTRI CODICI
ACC Altro codice bene 288
DB DEFINIZIONE BENE
DBL Denominazione locale San Bastiano Rizzareddu
DBD Denominazione Festa di San Sebastiano
DBC Categoria festa/ cerimonia
RD REDAZIONE
RDM Modalità di Redazione archivio
LA ALTRE LOCALIZZAZIONI GEOGRAFICHE-AMMINISTRATI
TLC Tipo di localizzazione localizzazione di rilevamento
PRV LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICO-AMMINISTRATIVA
PRVR Regione Sicilia
PRVP Provincia CT
PRVC Comune Acireale
PRT Contesto rilevamento nel contesto
DR DATI DI RILEVAMENTO
DRV Ente responsabile MIBAC
DRT Denominazione della ricerca Il Folklore: un bene culturale vivo
DRR Responsabile della ricerca Video/Italia
DRL Rilevatore Ciaraldi Stefania
DRD Data rilevamento 1989/01/20
CA OCCASIONE
CAR Occasione Religiosa si
CAA Ciclo dell'Anno S. Sebastiano di Acireale, 20 gennaio
RC RICORRENZA
RCP Periodicità Annuale
RCI Data Inizio 1989/01/19
RCF Data Fine 1989/01/20
CU COMUNICAZIONE
CUS MUSICALE STRUMENTALE
CUSS Strumenti Musicali Solisti campana
CUSS Strumenti Musicali Solisti banda
CUC CINESICA
CUCF Femminile Numero non definibile
CUCM Maschile Numero non definibile
CUP PROSSEMICA
CUPF Femminile Numero non definibile
CUPM Maschile Numero non definibile
DA DATI ANALITICI
DRS Descrizione del Bene All'inizio del '600 la festa in onore di S. Sebastiano veniva chiamata "comedia" e, spesso, veniva preceduta da cortei di donne e uomini mascherati e da sette ordini di confraternite; venivano eseguite "giostre delli gilij" che poi erano giochi e gare con bandiere e stendardi, corse di cavalli, fuochi d'artificio e spari a salve. Anche la durata della festa era diversa e dilatata nel tempo, come dimostrano le documentazioni della Confraternita di S. Sebastiano, datate all'anno 1737: "Don Salvatore, Musumeci, tesoriere della venerabile chiesa di S. Sebastiano in questa real città d'Aci delli denari in nostro potere pervenuti o da pervenire dall'effetto di detta chiesa contentarsi pagare onza una e tarì ventiquattro a maestro Ignazio Apora... per aver sonato li pifari nella festa di Gennaro, antivigilia, vigilia, giorno della festa e palio...". In data odierna, la festa avviene in un solo giorno, il 20 gennaio, preceduta, nella vigilia, dalle #sette chiamate# della torre campanaria, particolari rintocchi di campana un tempo rivolte alle confraternite oggi disciolte, eseguite da alcuni dei dieci rappresentanti del comitato di S. Sebastiano. Questo comitato rappresenta i #devoti#, ovvero le corporazioni di artigiani, marinai, contadini e operai; il comitato gestisce anche gli eventuali restauri della statua del Santo e la cura del pesante fercolo d'argento - datato 1771- che, montato su di un carro di legno detto #vara#, lo trasporta per le strade di Acireale a velocità sostenuta, per l'intero giorno. La manovra della #vara# è affidata a quattro #manilleri# - devoti che manovrando quattro grossi anelli di ferro posti negli angoli della #vara# la fanno girare - appartenenti per tradizione, alla corporazione dei marinai. I #manilleri# indossano pantaloni bianchi, casacche rosso mattone e dello stesso colore sono i fazzoletti che portano annodati sul capo; dovrebbero, per tradizione, avere i piedi nudi, ma solitamente indossano calzettoni pesanti. Non mancano certo devoti che, per assolvere a un voto, seguono correndo la processione a piedi scalzi, chi la mattina, chi nel pomeriggio, altri ancora per l'intera giornata. In alcuni punti della città, la statua del Santo viene fatta fermare e in segno di festa vengono esplosi mortaretti e fuochi artificiali, pagati da privati cittadini in competizione fra loro per la maggiore opulenza dei fuochi. La festa si svolge nelle strade cittadine per tutto il giorno, con una sosta particolarmente significativa alla stazione ferroviaria per aspettare il treno Siracusa-Roma delle 17.00, al fine di commemorare un lontano episodio della I guerra mondiale, quando un contingente di giovani acesi, in partenza per il continente venne salutato dalla statua del Santo e dalla popolazione tutta. La sera, la statua del Santo viene fatta rientrare con particolari prove di bravura eseguite dai #manilleri#, che dovranno di corsa riportare il fercolo d'argento con sopra il simulacro di S. Sebastiano, all'interno della basilica, mostrando sempre ai devoti il volto del Santo.
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Addetti ai fuochi d'artificio
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Banda musicale
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Comitato di S. Sebastiano
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Devoti di S. Sebastiano
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Venditori di mortaretti
TC ATTORE COLLETTIVO
TCD Denominazione Volontari
DO FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO
FTA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA
FTAX Genere documentazione esistente
FTAP Tipo Diapositive colore su Laservision
FTAA Autore Rinaldi G. - Paderno S.
FTAD Data 1989/00/00
FTAE Ente Proprietario MIBAC/ Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA)
FTAN Codice Identificativo ICBSA_VI_SC288_F1-407
FTAT Titolo/Note S. Sebastiano / 407 fotografie
FTAF Formato 35 mm
VDC DOCUMENTAZIONE VIDEO-CINEMATOGRAFICA
VDCX Genere documentazione allegata
VDCP Tipo Altro formato digitale
VDCR Autore Rinaldi G. - Paderno S.
VDCE Ente Proprietario MIBAC/ Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA)
VDCA Titolo S. Sebastiano
VDCN Codice Identificativo ICBSA_VI_SC288_F1-407R_1
VDCT Note preview del corredo fotografico originario di 407 fotografie
VDCD Data 1989/00/00
VDC DOCUMENTAZIONE VIDEO-CINEMATOGRAFICA
VDCX Genere documentazione allegata
VDCP Tipo Altro formato digitale
VDCR Autore Rinaldi G. - Paderno S.
VDCE Ente Proprietario MIBAC/ Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA)
VDCA Titolo S. Sebastiano
VDCN Codice Identificativo ICBSA_VI_SC288_F1-407R_2
VDCT Note preview del corredo fotografico originario di 407 fotografie
VDCD Data 1989/00/00
FNT FONTI E DOCUMENTI
FNTX Genere documentazione esistente
FNTP Tipo Relazione storico-antropologica
FNTA Autore Ciaraldi Stefania
FNTT Denominazione Dossier (15 pp.)
FNTD Data 1989
FNTN Nome Archivio Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA)
FNTS Posizione Scatola 13
FNTI Codice Identificativo ICBSA_VI_SC288_D
FNT FONTI E DOCUMENTI
FNTX Genere documentazione esistente
FNTP Tipo Sceneggiatura della festa
FNTA Autore Ciaraldi Stefania
FNTT Denominazione Menabò (30 pp.)
FNTD Data 1989
FNTN Nome Archivio Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA)
FNTS Posizione Scatola 13
FNTI Codice Identificativo ICBSA_VI_SC288_M
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Roma, 1968.
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Cosentini C., Acireale d'altri tempi, Regione Sicilia, Assessorato per il Turismo, Azienda Autonoma della stazione di cura di Acireale, 1970.
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Cosentini C., Gli atareddi di Acireale, Acireale, 1982.
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Deposito Martyrum del Cronografo del 354, passo di Sant'Ambrogio al commento al Salmo 118.
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Donato M., Acireale. Guida monumentale, Acireale, 1987.
BIL BIBLIOGRAFIA - CITAZIONE COMPLETA Fichera A., Cronache e memoria. L'anima di Acireale nel tempo, in Il Popolo di Sicilia, 1933, ora nell'Accademia di scienze, lettere e belle arti degli zelonti e dei dafnici.
ACCESSO AI DATI
ADS SPECIFICHE DI ACCESSO AI DATI
ADSP Profilo di Accesso 2
ADSM Motivazione scheda contenente dati personali
CM COMPILAZIONE
CMP COMPILAZIONE
CMPD Data 2010
CMPN Nome Tucci Roberta
RSR Referente Scientifico Tucci Roberta
FUR Funzionario Responsabile Simeoni Paola Elisabetta
AN ANNOTAZIONI
OSS Osservazioni La scheda è frutto della destrutturazione della originaria scheda FKC n. 288, compilata da Stefania Ciaraldi. La scheda, da cui sono tratti tutti i dati e i testi, è originariamente corredata da un dossier, un menabò e 407 diapositive. Altri rilevamenti effettuati: 12/01/1989, 21-22/01/1989. Notizie storico-critiche tratte dalla scheda originaria. "... Hic mediolanensis oriundus est", questo afferma S. Ambrogio sulle origini geografiche di Sebastiano. Secondo leggende latine e greche sembrerebbe nato a Narbonne, in Francia, da madre milanese sposata a un funzionario della Gallia. S. Ambrogio ammette altresì, che il martirio di Sebastiano avvenne a Roma, senza però precisare le motivazioni che portarono il martire in questa città. Il primo importante documento sulla vita di Sebastiano è costituito dalla "Passio di S. Sebastiano", ritenuto, dal monaco Odilone, scritto intorno al secolo X da S. Ambrogio. Odilone viene in seguito smentito da agiografi più attenti, che attribuiranno la "Passio" a uno scrittore romano del V secolo o perlomeno a un abile conoscitore dell'ambiente imperiale. Secondo la "Passio", Sebastiano nacque a Milano o a Narbonne, entrò nelle guardie pretoriane raggiungendo ben presto alte cariche e guadagnandosi le simpatie degli imperatori Diocleziano e Massimiano, che lo vollero nelle guardie personali. In virtù di questa favorevole posizione, fu relativamente facile per Sebastiano sostenere azioni efficaci in aiuto dei cristiani imprigionati, come svolgere propaganda fra le famiglie nobili romane e i magistrati. La fervente attività religiosa, unita alla cura verso la sepoltura dei martiri, gli attirarono l'attenzione degli imperatori che, dopo un giudizio sommario, lo condannarono a morte mediante il supplizio delle frecce. Tradotto dai suoi commilitoni in un campo, fu denudato e colpito da tante frecce da sembrare quasi: "...ericius (= un riccio) ita esset irsutus ictibus sagittarum...", come viene descritto nella "Passio". Creduto morto dai soldati, venne abbandonato; ma durante la notte, alcuni cristiani, fra cui Irene vedova del martire Castulo, recatisi sul luogo del martirio lo trovarono vivo. Condotto a casa di Irene e da questa curato, miracolosamente riacquistò la salute; ma invece di abbandonare Roma, seguendo le pressanti esortazioni della comunità cristiana, Sebastiano volle riaffrontare gli imperatori, mentre questi si recavano ad assistere a un rito nel tempio di Ercole. Venne nuovamente imprigionato e flagellato a morte nell'ippodromo del Palatino e il suo cadavere gettato in una cloaca, per impedire il ritrovamento del corpo ai cristiani. Sembra invece, che lo stesso Sebastiano apparve di notte alla matrona Lucina, ordinandole la propria sepoltura presso la tomba dei SS. Pietro e Paolo, sulla via Appia. La fama di Sebastiano è particolarmente legata alla protezione contro la peste, fama condivisa, dal Medievo fino al secolo XVI, con S. Antonio, S. Cristoforo, S. Rocco e SS. Ausiliari. La peste, in quel periodo, conservava carattere biblico di punizione divina mediante contagio aereo e il martirio subito da Sebastiano, mediante le frecce e la sua salvezza da queste, lo candidarono come grande protettore dalla terribile pestilenza.S. Sebastiano viene anche considerato il terzo tra i sette difensori della chiesa nella catalogazione di S. Gregorio Magno e inoltre compatrono di Roma con S. Pietro e S. Paolo. Non è conosciuto l'anno esatto in cui ebbe inizio il culto di S. Sebastiano nella città di Acireale e incerta è la data di costruzione del primo tempio a lui dedicato, dove oggi sorge la chiesa consacrata a S. Antonio da Padova; possiamo solo confermare la sua esistenza dopo la peste del 1466, accertata da indagini e studi dello storico acese Enzo Maganugo. Le cronache riportano comunque una devozione fortissima, da parte degli acesi agli inizi del '600 nei confronti del Santo, tanto da rendere impossibile, alla piccola chiesa, di contenere l'immensa folla che vi accorreva nel giorno della festa. Per permettere, alla popolazione accorsa, di venerare il Santo, il vescovo della diocesi di Catania - alla quale Acireale apparteneva - monsignor Grassia, permise la costruzione di un altare posto all'ingresso della chiesa. In seguito fu edificata una grande chiesa dedicata a S. Sebastiano, che subì ingenti danni per il terremoto del 1693; per assolvere a un voto fatto al Santo in quella circostanza, alcuni cittadini acesi andarono peregrinando per la Sicilia e la Calabria raccogliendo donazioni che permettessero la ricostruzione del tempio. Già alla fine del secolo essa fu ristrutturata, come testimonia il medaglione in calcare del prospetto: “d.o.m./horribili terremotu/collapsum 1693/saeculis aeternis/memoria inde/venustius/resurgit/1699”. Dunque venne realizzata, nei primi anni del '700, dall'architetto P. Amico, con dieci statue di ispirazione biblica eseguite da G. B. Marini su disegni di P. P. Vasta.